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La relazione del Segretario alla Direzione regionale

Lo scorso 08/06 si è tenuta, in via telematica, la riunione della Direzione regionale PD lombardo: pubblichiamo di seguito la relazione introduttiva del Segretario regionale Vinicio Peluffo.

SCARICA QUI IL PDF DELLA RELAZIONE INTRODUTTIVA

SCARICA QUI IL DOCUMENTO “RIPARTIAMO INSIEME IN LOMBARDIA”, frutto dell’elaborazione dei Gruppi di Lavoro riunitisi più volte in streaming durante il lockdown e approvato all’unanimità dalla Direzione regionale.

Buonasera a tutti. Abbiamo ascoltato tutti la relazione del Segretario Zingaretti alla Direzione nazionale di oggi, e desidero ringraziare Andrea Orlando per la sua partecipazione a questa riunione della nostra direzione regionale e per il sostegno che ci ha sempre espresso in questi mesi, soprattutto nei passaggi più delicati. Voglio anche ringraziare per il lavoro di questo periodo tutto il gruppo dirigente diffuso: Segreteria regionale, Segretari delle nostre Federazioni, Gruppo PD in Regione, tutti gli eletti e a ogni Amministratore.

Non mi soffermo sui dati di questo complicato passaggio alla “Fase 2” perché li conosciamo tutti. Vorrei invece concentrarmi su alcuni nodi politici, tenendo sempre sullo sfondo la necessità che abbiamo di comprendere cosa provano oggi i nostri concittadini dopo questi mesi di lockdown.

Le parole che ho trovato più in sintonia con questa atmosfera, con un sentimento diffuso e condiviso, sono quelle che il Presidente Sergio Mattarella ha pronunciato il 2 giugno, quando ha richiamato tutti a una profonda unità di intenti che è condizione essenziale per la ripartenza. La sua presenza a Codogno, come quella annunciata per fine mese a Bergamo per commemorare le vittime, ci sono tanto di conforto quanto di sprone.
Non dobbiamo però dimenticare che nella nostra Regione il clima politico è tutt’altro, con un continuo scontro che anzi, da politico che era, è diventato nei fatti istituzionale, e a tratti feroce. La Giunta regionale non si fa scrupolo di usare toni sempre più alti contro il Governo nazionale, nel tentativo – che a noi è ben chiaro – di scaricare su altri le colpe che porta.

L’iniziativa politica che abbiamo assunto dalla scorsa Direzione, con la mia relazione votata all’unanimità, ha avuto la funzione di smuovere le acque. Non abbiamo posto questioni ideologiche, siamo al contrario sempre stati nel merito delle cose che non hanno funzionato, a cominciare dai tamponi, dalla sperimentazione dei test sierologici, dal disastro di RSA, RSD e medicina territoriale.
Sono otto punti che rappresentano il cuore della mozione che abbiamo presentato in Consiglio regionale per chiedere che si cambi rotta, che si entri nella “Fase 2” senza ripetere gli errori della “Fase 1”, che gli assetti della Sanità lombarda siano finalmente rivisti, a partire da chi guida l’assessorato alla sanità.

Eppure basta guardare alla Commissione d’Inchiesta – luogo istituzionale imprescindibile dove ricostruire in maniera circostanziata e trasparente quanto accaduto, dove individuare le responsabilità politiche e amministrative – per constatare come la maggioranza abbia tentato una prevaricazione inaccettabile cui perlomeno sono seguite le dimissioni della Consigliera Baffi, queste ultime frutto – come vi sarà chiaro – di un lavoro intenso che abbiamo fatto.
Voglio sottolineare con forza quanto la rottura istituzionale tentata in questo senso sia stata frutto di una chiara scelta operata dalla Lega per andare allo scontro, in cui la Lombardia non ha contato di per sé ma quale epicentro di una strategia nazionale. È per questo che la vicenda della Commissione rimane del tutto aperta e che rispetto a essa dobbiamo tenere il punto: da dove ripartire? Ripartiamo dal nome proposto dal PD, quello di Jacopo Scandella, e indicato da tutte le minoranze. Siamo stati netti e radicali nella conduzione dell’opposizione.
Ora abbiamo di fronte a noi uno spazio politico significativo.
A partire dalla sanità, si è esaurito il racconto acritico, da Formigoni in poi, della “eccellenza lombarda”. Esistono e rimangono, è chiaro, le eccellenze del sistema sanitario lombardo che tuttavia – così come è stato realizzato dal centrodestra in tutti questi anni – alla prova dei fatti non ha retto l’impatto della pandemia. I lombardi meritano una sanità migliore, e iniziano a rendersene conto.

Riguardo la scadenza della legge regionale 23 e la sua sperimentazione, dobbiamo da subito costruire una proposta alternativa: per questo come PD lombardo – insieme al Forum nazionale Sanità – lanceremo un’iniziativa dal titolo “Lombardia: un’altra Sanità per vivere sicuri” in cui intendiamo chiamare il mondo della Sanità a scriverla con noi questa alternativa, ciò a partire dalle linee guida contenute nel documento che è frutto del lavoro dei Gruppi che si sono riuniti nello scorso mese e che la Direzione ha già a propria disposizione.

Il secondo versante è quello dell’Europa e dobbiamo dire con forza sì al MES riconoscendo che l’UE – dopo le prime timidezze – ha fatto negli ultimi mesi più di quanto aveva anche solo immaginato negli ultimi anni: sospensione del patto di stabilità, intervento della Banca Centrale Europea, stanziamenti della Banca europea degli Investimenti a favore delle piccole e medie imprese, il programma SURE con cento miliardi utili a contrastare la disoccupazione. Si vanno così prosciugando gli argomenti dei sovranisti che non possono certo rappresentare il Nord produttivo perché sono in realtà contro gli interessi nazionali che raccontano di difendere. Il recovery fund è un’occasione per discutere le priorità di investimento strategico del sistema-Paese, con nuove idee e soprattutto nuove priorità a partire dallo Sviluppo sostenibile.

Il terzo versante di iniziativa politica ha quindi per tema la ripresa economica: l’azione del Governo deve essere improntata a dare risposte nell’immediato, facendo arrivare realmente alle persone i provvedimenti dei decreti Cura-Italia, Liquidità e Rilancio.

Un secondo aspetto è quello della prospettiva, e si tratta di uno spazio stretto perché il rancore, l’angoscia degli artigiani, dei commercianti, degli operai, delle partite IVA e di piccole e microimprese, che già facevano fatica prima del coronavirus, potrebbe alla fine esplodere. Sono le persone che non hanno ancora ricevuto la cassa in deroga, che non hanno ottenuto i finanziamenti in banca, che non hanno la forza di rialzare la saracinesca. È a queste istanze che dobbiamo dare risposte nell’immediato, indicando loro una prospettiva. Nel derby tra paura e speranza serve dare un motivo per scommettere sulla speranza.

Sui numeri drammatici dell’emergenza sanitaria, sull’incertezza della “Fase 2”, sui cupi scenari economici, il centrodestra in Lombardia si gioca l’osso del collo, e noi… anche. Noi governo, noi maggioranza nazionale, noi identificati come forza istituzionale. Per questo serve un PD Lombardo in formazione di combattimento che non ceda di un passo nei confronti della Giunta Fontana, e che al contempo sia forza di proposta a partire proprio dal documento che è frutto del lavoro di oltre cinquanta persone divise nei quattro Gruppi coordinati da Serena Righini, Samuele Astuti, Emilia De Biasi, Gianni Girelli, Maria Rita Livio, Matteo Piloni e Jacopo Scandella. So che è un testo corposo ma vi chiedo di leggerlo, e poi mi propongo di discuterlo in tutti i territori così da raccogliere contributi, proposte e spunti per arrivare all’Assemblea regionale che terremo nella prima metà di luglio, preparati a offrire un contributo originale – nostro, del PD Lombardo – al lavoro dell’Assemblea nazionale che proprio oggi Nicola Zingaretti ha lanciato.

Soprattutto dobbiamo contribuire come Partito Democratico lombardo alla costruzione di un’agenda nuova in Lombardia, e dobbiamo accompagnare questo lavoro con una iniziativa politica unitaria nei confronti del centrosinistra e del civismo a livello territoriale. Intendo dire che è a partire da questi temi che deve sorgere il confronto all’interno di un tavolo da predisporre in vista delle prossime elezioni amministrative, accompagnando tutto questo sforzo con un confronto approfondito anche al nostro interno: per farlo utilizziamo le piattaforme che sono diventate in queste settimane strumento di lavoro prezioso. Ciò a partire dai Forum già attivi – come quelli sullo Sviluppo sostenibile, sulla Sanità, sugli Amministratori locali, sulla Legalità – cui affiancare i Forum su Trasporti, Scuola e Immigrazione.
Le piattaforme digitali sono state preziose per tenere insieme la nostra comunità e i suoi gruppi dirigenti: questi strumenti di approfondimento sono stati importanti anche per completare il percorso della Scuola di Formazione regionale e adesso credo che debbano continuare a essere per noi elementi di iniziativa politica così come i social: l’abbiamo fatto con le dirette su Facebook, con le card da condividere e con i video da postare. Eppure questi strumenti adesso – nel rispetto delle normative sul distanziamento sociale e nel massimo della sicurezza – si devono accompagnare anche alla presenza fisica, che non può certo venir meno: vale per il Tesseramento e per le Feste de L’Unità, oltre che per una rinnovata stagione di banchetti e gazebo nelle piazze.

Dobbiamo, insomma, immettere questa sperimentazione dettata dalla necessità dentro a una nuova idea di organizzazione del PD, ed è assolutamente necessario rendersene conto, come testimoniato non solo dal momento storico generale ma anche dalla nostra situazione finanziaria, ben descritta dal bilancio regionale e da diverse situazioni a livello territoriale che mostrano come la casa stia già “bruciando”.
Insomma, è necessario produrre un radicale e nuovo sforzo organizzativo. L’Assemblea regionale deve vertere anche su questo riprendendo il lavoro lanciato a gennaio e riaprendo quella prospettiva di cambiamento che possa far riconoscere nel Partito Democratico lombardo la fondamentale infrastruttura politica che già siamo, tanto per il centrosinistra quanto per la nostra Regione.